POETI MALEDETTI – 04 (RAFFRONTI – APPENDICE)

Nel percorso che sto compiendo da qualche tempo a questa parte, questo non post non era previsto. Tuttavia i percorsi si possono cambiare in itinere; ciò, che è quello che sto facendo adesso, credo (ma io mi sbaglio facilmente), rendendo più lineare il mio discorso.
Ancora due o tre post e pensavo di avviarmi alla conclusione (temporanea), tanti, forse troppi, incominciando a sequenzialmente essere i quelli scritti su Villon: una monotematicità ormai a rischio di ingenerare noia.
Un blog è un momento di distrazione della giornata, nella quale ci possono essere cose più importanti od urgenti, o semplicemente più piacevoli, alle quali la gestione del blog è, ovviamente, subordinata. Oggi c’erano cose più urgenti. Tuttavia, una volta connesso almeno per sbrigare la posta, ho pensato che dieci minuti in più al PC non avrebbero provocato particolari sconquassi nella mia vita, nel mondo o in quella altrui. Giusto quelli necessari per questo post, brevissimo, a complemento e completamento del precedente.
Lì esprimevo la mia opinione sulla canzone che Fabrizio de André ha intitolato “Ballata degli impiccati” – con chiaro riferimento all’omonima ballata di Villon – contenuta nel suo disco Tutti morimmo a stento, rilevando come non il contenuto e neanche il messaggio, ma la natura di quest’ultimo fosse ben diversa da quella del poeta medievale poiché nella canzone di de André, finché siamo in vita, permane solo rancore, mentre nella ballata di Villon è presente pietà e carità.
Tuttavia, forse le cose non sono così semplici. La “Ballata degli impiccati” di de André è la prima canzone del disco: ovvio, allora che l’ispirazione di tutto il disco viene da Villon. Solo che sono passati circa sei secoli, i tempi sono cambiati e, con essi, le sensibilità degli uomini. Le aspre invettive di de André sono contro se stesso; contro gli altri lo sono solo indirettamente che è dentro di sé, per il semplice fatto che tutti, in quanto uomini, siamo accomunati dalla morte. Il cantautore vuole cercare di comprendere un intero universo che è dentro di sé, che gli sfugge (“Ho licenziato Dio/gettato via un amore/ …/la parole che dico/non han più senso né accento”, dice nel Cantico dei drogati in questo disco) e che forse – ma non ne è per niente sicuro – capirà solo dopo la sua morte. E, infatti, è qui, nel momento in cui si attende la morte, che nel disco di de André, compare la medesima piètà di Villon.

Quando si scrive qualcosa, anche la più banale, in cui si crede l’inizio e la fine del nostro scritto sono sempre da noi ritenuti importanti: è lì che si trova il senso che vogliamo trasmettere. E allora, se si considerano le ultime due canzoni (come già detto, in questo disco  i barani si susseguono senza soluzione di continuità) di Tutti morimmo a stento, beh, questo è ancora Villon; ma è il Villon che parla di pietà e carità ai “fratelli umani” ai quali si rivolge nella sua ballata. La medesima pietà e carità sono presenti nella canzone con cui si chiude il disco di de André. Questa:

R E C I T A T I V O
(Due invocazioni e un atto di accusa)

http://frammentidiparole.myblog.it/media/02/02/b35afc6a4cd85265ad5c6b806bbbf22e.mp3

C O R A L E
(Leggenda del Re infelice)

 

E’ qui l’identità con Villon e non nella “Ballata degli impiccati”.
Per de André, insomma, non è mentre si muore – non importa come – che si può provare pietà, ma si deve apprendere a provarla nell’attesa della morte, cioè adesso.

[Non tutti i lettori riproducono fedelemente il coro; facendo click qui è possibilr visualizzarne le parole]

POETI MALEDETTI – 04 (RAFFRONTI – APPENDICE)ultima modifica: 2007-10-03T02:50:00+02:00da starrynight_00
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7 pensieri su “POETI MALEDETTI – 04 (RAFFRONTI – APPENDICE)

  1. Io sono qui soprattutto per ringraziarti.
    Il blog è naturalmente d’altissimo livello, ci tornerò, ma scoprire (e solo oggi, pazzesco) che ci hai lasciato due mie canzoni (suppongo apprezzate, a quanto pare) mi ha davvero riempito il cuore d’emozione. Non so se pure io t’ho dato emozione con queste due canzoni; di certo con questo tuo gesto hai contraccambiato indirettamene alla grande.
    Grazie.

    Luigi

  2. President Emile Lahoud left office shortly before midnight Friday amid a feud over who was in charge in the politically divided nation. Siniora, whose government effectively took charge of the country on Saturday in line with the constitution, told reporters “we will exert all efforts to carry out as soon as possible the election in line with the constitution.” “We, as a government, will continue to carry out our duties as provided by the constitution,” he said after meeting with Maronite Cardinal Nasrallah Sfeir, from whose community Lebanese presidents are drawn. The crisis has prompted fears that two rival governments could be formed, as was the case at the end of the 1975 1990 civil war. Siniora dismissed Lahoud’s parting statement on Friday in which he said he was handing over responsibility for the country’s security to the army on…http://bestnews-4u.com/

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