POETI MALEDETTI – 03 (RAFFRONTI IIa)

  (segue dal post precedente)
 

da questo momento si perde ogni traccia di lui, sia nelle storia sia nella letteratura.
Quindi, tanto vale tornare alle opere che di lui sono rimaste e, propriamente, a quelle poesie da lui non incluse in alcuna raccolta, comunemente note come Poesie diverse, fra le quali è presente la sua ballata forse più famosa. Come tutte le altre priva di titolo, in seguito ne ha assunto uno, quello con cui, qui, la propongo.

L ‘ EPITAPHE  VILLON
(Ballade des pendus)

Freres humains, qui après nous vivez,
n’ayez les cuers contre nous endurcis,
car, se pitié de nous povres avez,
Dieu en aura plus tost de vous mercis.
Vous nous voiez cy attachez, cinq, six:
quant de la chair, que trop avons nourrie,
elle est piéça devorée et pourrie,
et nous, les os, devenons cendre et pouldre.
De nostre mal personne ne s’en rie;
mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

Se freres vous clamons, pas n’en devez
avoir dedaing, quoy que fusmes occis
par justice. Toutesfois, vous sçavez
que tous hommes n’ont pas bon sens rassis;
excusez nous, puis que sommes transsis,
envers le fils de la Vierge Marie,
que sa grace ne soit pour nous tarie,
nous preservant de l’infernale fouldre.
Nous sommes mors, ame ne nous harie;
mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

La pluye nous a debuez et lavez,
et le soleil dessechiez et noircis;
pies, corbeaulx, nous ont les yeux cavez,
et arrachié la barbe et les sourcis.
Jamais nul temps nous ne sommes assis;
puis ça, puis la, comme le vent varie,
a son plaisir sans cesser nous charie,
plus becquetez d’oiseaulx que dez a couldre.
Ne soiez donc de notre confrairie;
mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

Prince Jhesus, qui sur tous a maistrie,
garde qu’Enfer n’ait de nous seigneurie:
a luy n’ayons que faire ne que souldre.
Hommes, icy n’a point de moquerie;
mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

(François Villon, 1462)

 

Poiché è mia ferma convinzione che una delle più importanti funzioni della poesia sia quella di essere letta (o ascoltata), mi astengo da qualsiasi commento, rimandando qui per un tentativo di traduzione.

Intendo semplicemente fare un raffronto (forse era anche ora!), per altro gia condotto da molti.
Un titolo uguale a quello della ballata di Villon si trova in Tutti morimmo a stento,  un L.P. (allora si diceva così) del 1968 di Fabrizio de André, forse il suo progetto discografico più ambizioso. Si tratta di una sequenza compatta di canzoni, a volte legate da un ritornello e fra loro non intervallate da pausa alcuna; al contrario, se mai si trovano brevissime frasi musicali, ritornanti per l’intero disco, pur se con vaghe variazioni, quasi a volere sottolineare l’unitarietà del discorso. Un discorso sulla morte: in cui è rintracciabile l’influsso di Villon, ma anche di Brassens, del quale in questo disco è presente una canzone, “Leggenda di Natale”, tradotta in modo del tutto fedele all’originale.
Restando, per il momento, a de André, io non riesco, però, a vedere fra la sua “Ballata degli impiccati” e l’omonima ballata di Villon – anche se, certo, volendo, si possono trovare analogie, magari anche per ogni strofa –  quell’identità che tanto spesso gli si attribuisce.
Identica è la crudezza descrittiva, così come identico è il clima cupo nelle due composizioni, e identico rimane  il messaggio, rivolto a tutti gli uomini perché tutti siamo uguali; diversa invece  la natura di questo messaggio, in Villon improntato a carità e in de André a rancore, per altro, da vivi,  irrisolto. Non poteva essere altrimenti; poiché de Andé tende a sottolineare (molto più di quanto non faccia Villon) che siamo tutti uguali perché a renderci tali è la morte: vale a dire la tesi di tutto il suo disco.

Questa differenza non mi sembra differenza da poco.

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Tutti morimmo a stento (1968)

http://frammentidiparole.myblog.it/media/00/00/00570ff3d07d7bf26ab824151d5825d3.mp3
Ballata degli impiccati

 


Fabrizio de André

POETI MALEDETTI – 03 (RAFFRONTI IIa)ultima modifica: 2007-10-02T01:25:00+02:00da starrynight_00
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